Breve storia della correzione di bozze

Vi siete mai chiesti quando è nata la professione del correttore di bozze? Ripercorriamo insieme la storia di questo antico e curioso mestiere

Secondo Giovannino Guareschi, autore di un piccolo ma delizioso racconto, la figura del correttore di bozze fu inventata verso il 1440, «quando, cioè, il signor Gutenberg, inventata la stampa propriamente detta e tirata una bozza della sua prima composizione tipografica, trovò, nella seconda riga, una signora elefante al posto di una signora elegante. Allora il signor Gutenberg lanciò un grido di trionfo: aveva inventato l’errore di stampa. Poi, letta attentamente tutta la bozza, segnò a penna 25 dei 57 errori disseminati nel foglio e, infine, imprecò duramente contro il socio.»

La nascita della correzione di bozze

Possiamo dunque affermare che, a livello editoriale, la correzione di bozze diventa un mestiere vero e proprio con l’invenzione della stampa a caratteri mobili. Tuttavia la figura del correttore di bozze esisteva già da molto tempo. 

Infatti, fin dal I secolo a.C., abbiamo testimonianza di autori classici che si lamentavano per le innumerevoli imprecisioni contenute nei testi che acquistavano. Gli autori imputavano la colpa agli amanuensi, che avevano il compito di copiare i manoscritti su pergamena nonché di correggere e revisionare successivamente il proprio lavoro. 

La prima divisione dei ruoli

Durante i secoli seguenti, con la nascita di scriptorium religiosi e privati in tutta Europa, emersero le prime distinzioni di ruolo tra gli amanuensi; c’erano quindi: 

  • gli scriptores, ovvero coloro che trascrivevano fedelmente il testo
  • i dictatores, che dettavano il testo agli scriptores
  • i rubricatores, incaricati di scrivere i titoli e le iniziali dei capitoli
  • i miniatores, che arricchivano i testi con disegni e decorazioni
  • i correctores, ovvero coloro che correggevano gli errori presenti sulle pergamene scritte. Per farlo lo scriba di turno utilizzava un coltellino o un raschietto (detto rasorium o navicula) e rimuoveva l’inchiostro impresso sulla pergamena, asportando qualche strato di materiale dalla superficie del foglio. 

Il "De Ortographia"

Uno dei primi e più celebri scriptorium sul territorio italiano venne fondato a Squillace, in Calabria, per opera di Flavio Magno Aurelio Cassiodoro. Egli, all’età di 92 anni, nel 560 d.C. realizzò il De Orthographia: un’opera dedicata ai monaci copisti del monastero, pensata come testo di consultazione per la trascrizione e la lettura dei testi. 

Possiamo pensare al De Ortographia come una delle prime linee guida tipografiche e ortografiche che ogni casa editrice consegna al correttore di bozze, e alle quali egli deve attenersi scrupolosamente durante il lavoro.

La stampa a caratteri mobili

Dopo il Medioevo all’attività degli amanuensi subentrò la praticità della stampa a caratteri mobili inventata da Gutenberg. 

Durante questo periodo la correzione di bozze era definita con le espressioni “leggere in piombo” o “ascoltare in piombo”. Tale dicitura sembra suggerire che una prima correzione consistesse in una vera e propria lettura di quei piombi che sarebbero stati poi depositati sulla carta, e che, in fase di correzione, venivano ascoltati confrontandoli con il testo originale. 

Tale metodo perdurò a lungo soprattutto nel mondo editoriale germanico, dove negli anni Ottanta del Novecento, alcuni editori particolarmente attenti rivedevano su carta le bozze corrette leggendo al contrario il testo.

Dopo aver eseguito questo primo controllo (che per molti tipografi poteva anche essere l’unico previsto nella lavorazione del libro), si procedeva alla stampa di una bozza su carta. Pur essendo molto più economica della pergamena, la carta aveva comunque un costo, quindi per la “correzione su carta” venivano impiegati in genere fogli di poco pregio: residui di magazzino, scarti, un po’ come oggi, stampando al computer, impieghiamo bozze riciclate o una carta di più modesto livello. 

Questo primo giro di bozze su carta poteva essere corretto all’interno della tipografia oppure dall’autore o dal curatore dell’opera: quella del correttore di bozze era diventata in tutti i sensi una figura professionale, stipendiata e molto ricercata dagli stampatori. 

La correzione di bozze a Venezia

Addirittura nel 1603 il Senato veneziano, al fine di preservare la qualità delle edizioni, impose che la correzione delle bozze dovesse avvenire in tre fasi: 

  • la “lettura in piombo”
  • la prima correzione su carta, affidata a un correttore ufficialmente accreditato presso l’Università di Padova; e infine 
  • un ultimo controllo interno alla tipografia, non prima di aver fatto assicurare che le correzioni fossero state tutte riportate (ovvero quella che oggi chiamiamo collazione delle bozze).

I refusi

Ovviamente intervenire sulla pagina composta in piombo rallentava notevolmente la produzione, e ciò spiega perché molti tipografi cercassero di aggirare questi obblighi. I tempi di lavoro serrati finivano spesso per imporre un controllo sommario circa l’applicazione delle correzioni. 

Piuttosto, se si scopriva un refuso, la stampa veniva interrotta e si procedeva a cambiare la disposizione dei caratteri in piombo, e poi la stampa riprendeva. Ciò spiega perché le edizioni del Quattro e del Cinquecento sono ognuna diversa dall’altra. 

Spesso e volentieri le correzioni venivano apportate a mano successivamente, mentre per tutti quei refusi sfuggiti in fase di stampa, si inventò quasi da subito la pagina di errata corrige, una pagina a stampa inserita alla fine del volume che riportava, indicandole pagina per pagina, le versioni errate e l’esatta lezione. 

La correzione di bozze oggi

Fino all’invenzione della macchina da scrivere, tuttavia, si continuò ad apporre le correzioni a mano direttamente sul manoscritto o dattiloscritto, impiegando particolari segni tipografici convenzionali.

Infine, negli ultimi decenni del XX secolo, abbiamo assistito a una nuova trasformazione della tipografia e dell’editoria grazie all’avvento dei computer e di Internet, e così anche le bozze di un libro da cartacee sono diventate digitali. 

Indubbiamente ciò ha permesso di avere a disposizione strumenti molto più pratici (come la funzione “revisione e commenti” di Word) e di aver velocemente accesso a dizionari e vocabolari, risparmiando così una notevole quantità di tempo.

FONTI

Febre, H.-J. Martin, La nascita del libro, Roma, Laterza, 1998
Tuzzi, Libro antico e moderno, Roma, Carocci, 2018
Cammarata, Il correttore di bozze, Milano, Editrice bibliografica, 1997

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